L’amicizia e la verità

L’incontro di ieri tra i dirigenti del Popolo della libertà e quelli della Lega nord, dopo la sconfitta subita da ambedue le formazioni nelle recenti elezioni amministrative, è stato interpretato un po’ semplicisticamente come un confronto tra persone e tra caratteri, alla ricerca di sintomi di inimicizia personale tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. E’ un effetto della personalizzazione delle relazioni politiche, divenuta una specie di norma interpretativa prevalente, anche per responsabilità dei due leader del centrodestra.
11 AGO 20
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L’incontro di ieri tra i dirigenti del Popolo della libertà e quelli della Lega nord, dopo la sconfitta subita da ambedue le formazioni nelle recenti elezioni amministrative, è stato interpretato un po’ semplicisticamente come un confronto tra persone e tra caratteri, alla ricerca di sintomi di inimicizia personale tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. E’ un effetto della personalizzazione delle relazioni politiche, divenuta una specie di norma interpretativa prevalente, anche per responsabilità dei due leader del centrodestra. Però, anche in questo caso, vale il vecchio proverbio latino, “amicus Plato sed magis amica veritas”. L’amicizia tra Berlusconi e Bossi, cementata da tante vicende, è un dato di fatto, e possiede anche un valore politico che – al di là di alcune insofferenze in settori della base di ambedue i partiti – avvantaggia tutti e due. L’amicizia però non basta. La “veritas” è costituita dai problemi politici ed economici che stanno di fronte al governo, da una prospettiva incerta sul come affrontare la questione dei meccanismi di ricambio al vertice, in entrambi i partiti e nel governo, se anche in futuro si manterrà la maggioranza attuale. Si tratta di una massa di interrogativi – alcuni dei quali colpevolmente trascurati o occultati per troppo tempo – che oggi l’evidenza di una difficoltà di consenso rende impellenti. Non basta certo un incontro per scioglierli, anche perché alcuni temi, a cominciare da quello del percorso per onorare l’impegno all’azzeramento del deficit e contemporaneamente alleggerire le ganasce fiscali che frenano la crescita, non si possono sciogliere solo con l’espressione di una volontà.

Ai due partiti e ai due leader conviene governare e riformare, ma questo richiede una diversa capacità di sciogliere nodi e affrontare difficoltà, che non può certo essere garantita solo dalla reciproca lealtà, condizione necessaria ma non sufficiente. Quello che si può constatare di positivo da questo avvio di confronto è che nessuno ha ceduto alla tentazione di scaricare sull’alleato la responsabilità dell’insuccesso, il che permette di guardare al futuro, per quanto complesso da gestire, invece di ingabbiarsi in recriminazioni autolesionistiche. Questo è il massimo che l’amicizia poteva offrire. Per recuperare la fiducia dell’elettorato, bisogna invece dire la verità: riconoscere le debolezze, selezionare gli obiettivi e, soprattutto, realizzarli invece di limitarsi a illustrarli.